A settemila anni luce dalla Terra, nel cuore della Nebulosa dell'Aquila (M16), svettano tre nubi molecolari di gas e polvere interstellare: la gravità le ha modellate in tre colonne, battezzate i Pilastri della Creazione.
Il nome viene dai processi di formazione stellare che avvengono nelle zone più dense, dove nascono le protostelle — la fase in cui la nube molecolare collassa e una stella sta per accendersi, ancora in pre-sequenza principale.
La Nebulosa Aquila si trova nel Serpente ed è una regione di formazione stellare attiva: al suo interno l'ammasso aperto NGC 6611 raccoglie stelle giovani e molto calde, nate dalla nube stessa.
I pilastri non sono strutture stabili: sono ciò che resta di una nube molto più grande, erosa dalla radiazione ultravioletta delle stelle vicine. Le punte più dense resistono più a lungo e proteggono ciò che sta dietro, dando alle colonne la loro forma affusolata. Dentro quelle punte si stanno formando altre stelle. È un processo che si divora da solo: la stessa luce che scolpisce i pilastri finirà per disperderli.
Nella foto si distingue l'intera nebulosa e, al centro, i tre pilastri che spiccano nel blu dell'ossigeno ionizzato. Ben più famose sono le immagini del telescopio Hubble del 1995 e quelle, più recenti, del James Webb del 2022: vale la pena andarsele a guardare.
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